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Cenni Storici e Origine di Verrayes

   affreschi di Giacomino d'Ivrea all'interno di "Casa Saluard" 

Etimologia, etimologie. Verus Aer  ( aria pura), Vervactum  ( terra a riposo), più plausibile dal patois locale Ve- ayes (verso le acque).  Il terrazzamento vicino al capoluogo era probabilmente occupato da terreni acquitrinosi, si pensi all’evoluzione attuale del lago di Loson che sta ripercorrendo forse lo stesso destino geologico.

 I primi insediamenti sul suolo di Verrayes risalgono alla preistoria, almeno al terzo millennio a. C. Alcuni reperti risalgono all’Età del Rame , tra il 2200 e il 2000 a.C. Si è infatti individuato un nucleo abitativo di tipo megalitico nell’area a sud della frazione di Rapy. Finora sono stati rinvenuti solo frammenti di legno che dovevano servire alla costruzione delle abitazioni dello strato più superficiale, mancano pertanto elementi per stabilire se vi fossero insediamenti precedenti. Quando e se scavi archeologici approfonditi avranno luogo, si potrà fornire una datazione esatta rispetto all’evoluzione del sito , in modo particolare l’area cimiteriale potrebbe fornire elementi di interesse assoluto. Si ritiene ( Mezzena 1995) che vi siano evidenti affinità culturali e cronologiche con il sito di Saint- Martin- de- Corléans. Oltre a ciò, il santo patrono comune porta a pensare che vi fosse uno stretto legame tra l’opera di cristianizzazione di Martino e  luoghi  caratterizzati da culti pagani ed antichi. Si ritiene che vi sia una continuità dei diversi culti delle diverse religioni in alcuni punti particolari del territorio ( cappella di Marseiller, Gremey e Rapy appunto). Ad avvalorare questa tesi, vi è soprattutto la coincidenza topografica tra l’insediamento preistorico e la primitiva chiesa nel cosiddetto Plan de la Vieille Eglise rievocato dall’Abbé Henry :” … la primitive église au midi du village de Rapi, dans un emplacement désert que l’on appelle ancore le plan de la vieille église, à côté du trou appelé la borna de la feye”(secondo la tradizione  questa cavità naturale, una sorta di porta di accesso alla terra di mezzo, ospita una fata in splendidi veli che esce al sole solo per stendere i panni , ella conosce anche i destini dell’uomo  e li annota con enigmatici segni). Abbiamo in questo modo, accanto alla continuità dei riti e del sacro, elementi di fantastico e meraviglioso. E tutti si concentrano nello stesso sito !

 Due testimonianze ci  autorizzano a dire che il comune fosse abitato anche in epoca romana. La prima testimonianza riguarda il ritrovamento nel 1903 di una pietra con dedica ad Apollo nelle immediate vicinanze della cappella di Marseiller ( ancora un esempio di continuità nel culto) : il testo epigrafico risalirebbe al I-II secolo d. C.

La seconda testimonianza ci porta invece a Diémoz con il rinvenimento di un sarcofago romano che fungeva da bacino di fontana. Il toponimo Diémoz  rimanda a una “mansio”, luogo di sosta attrezzato lungo la via, ad Decimum ( ab Augusta lapidem).

La toponomastica ci offre anche spunti interessanti riguardo alle zone alte del territorio, in particolare la zona di Chéran e Vencorère, che avrebbero ospitato piccoli nuclei  col fine di sfruttare le risorse minerarie , rame in particolare.

La lunga oscurità medievale, allo stato delle conoscenze attuali, non ha lasciato particolari tracce . Alcune scarne notizie riguardano le due chiese parrocchiali.  La chiesa di Dièmoz era in origine considerata alla stregua di una cappella della parrocchia di Chambave fino al 1207, anno in cui una bolla papale di Innocenzo III rendeva autonome le parrocchie di Diémoz e Saint-Denis. La parrocchia di Verrayes ha sicuramente una origine molto remota ( nelle parole del Vescoz,..se cache dans la nuit des temps ), tuttavia le prime notizie documentate risalgono al 1184 e essa  viene indicata come dipendente dal priorato di Sant’Orso. A partire dall’inizio del XIV sec abbiamo anche alcuni verbali  di funzionari della diocesi che registravano la consistenza dei beni parrocchiali in occasione delle visite pastorali. Tali documenti non sono in grado neppure di darci una raffigurazione precisa della chiesa, trattandosi in larga misura di indicazioni di manutenzioni parziali o di inventari.

Vista della cappella di Marseiller e della cima LonghedeMa forse il vero “gioiello” storico-architettonico  presente sul comune di Verrayes lo possiamo identificare con la casa-forte di Marseller, la cui costruzione risale al XV secolo ed è opera dei Saluard , una famiglia di notabili provenienti dalla Tarentaise a servizio dei signori di Cly. La casa-forte, così come è conservata, è in realtà un insieme  di diverse costruzioni che hanno purtroppo subito un intensa attività di demolizione e ricostruzione nei secoli successivi, a causa di mutate esigenze, e a causa anche di incendi. Pertanto il patrimonio artistico è gravemente compromesso. Gli affreschi raffiguranti soggetti cavallereschi e stemmi nobiliari sono attribuiti a Giacomino d’Ivrea.  Nella stessa frazione è degna di nota la Cappella dedicata a San Michele, sempre eseguita dalla famiglia Saluard , consacrata nel 1441. Il ciclo di affreschi sono ancora l’opera di Giacomino d’Ivrea.

 

Gli aspetti più importanti sotto il profilo di una migliore sopravvivenza ( o sopravvivenza tout court) in una terra arida , perennemente prosciugata dai venti provenienti da ovest, sono da ritrovarsi nei tre importanti rus : Ru de Joux, realizzato verso il 1250, prende le sue acque nella Saint-Barthélemy per irrigare il territorio nella parte alta e nei terrazzamenti a ponente del comune ;  Ru de Chavacour, realizzato intorno all’anno 1350, oggetto di continui scontri e rivendicazioni con gli abitanti di Torgnon, prende le sue acque dal torrente omonimo e serve i prati a levante del comune , assieme al terrazzamento del capoluogo ; infine il Ru de Marcillier (1423) , opera del notaio Saluard  de Landry, prende origine dal torrente Marmore, attraversa Saint- Denis . ed arriva sino a Marseiller.

 Accanto alla lunga tenebra storiografica medievale , dobbiamo aggiungere le ancora scarne notizie  degli albori dell’età moderna sino al XX secolo. Una dura esistenza di lavoro contadino fatta di ristrettezze , lotta per le acque , malattie ( la peste del 1630 e l’epidemia di colera del 1867 sono emblematiche) e devozione, come testimoniano le numerose cappelle e oratori sparsi sul territorio.

L’organizzazione feudale doveva concludersi di fatto in Valle d’Aosta solo nel XVIII secolo e , per il Comune di Verrayes, i nuovi confini così come oggi appaiono sono sanciti dalla Royale Délégation nel 1782 con la riorganizzazione dei mandamenti di Nus, Cly e Châtillon. E interessante anche rilevare come in anni vicini, tra il1767 e il 1773, il cosiddetto Cadastre Sarde fornisca notizie estremamente  interessanti sulle famiglie contribuenti , sulla demografia e sull’antroponimia .

       Consideriamo ora colui che a giusto titolo viene riconosciuto come il più importante tra i Verrayons: Pierre-Louis Vescoz.  La  sua fama è meritata : religioso, erudito, storiografo, geografo, botanico, naturalista ,cartografo, agiografo, fondatore e divulgatore di riviste scientifiche. A livello locale, egli è stato l’ispiratore della nuova chiesa parrocchiale (1877),  ha realizzato un bellissimo arboreto con  oltre 10.000 piante non indigene tra il 1905 e il 1908 ed è stato autore di testi fondamentali per la comunità di Verrayes con il suo Quelques Notes  sur la Paroisse et la Commune de Verraye. Egli è sicuramente un personaggio di spicco nella storia culturale valdostana.

   Il XX secolo porta delle profonde trasformazioni nella realtà agricola e montana di Verrayes. Accanto agli emigranti che cercano nuove prospettive rispetto alla povertà domestica ( il fenomeno si arresta solo negli anni ’60), nasce il lavoro salariato che trasformerà radicalmente e rapidamente ciò che per secoli era rimasto immutato o quasi : le fabbriche e le cave di marmo,  queste ultime numerose sul territorio , offrono nuovi redditi da sommare all’economia tradizionale. A partire dagli anni ’70, il territorio vede una urbanizzazione e un’ antropizzazione più importante sul fondo valle o  nelle frazioni più basse: nascono aziende artigianali, commerciali , fabbriche e le nuove generazioni trovano impiego anche nel settore terziario . Solo il turismo, a dispetto di un patrimonio paesistico di primaria importanza, non riesce  ad evolversi secondo le aspettative.

Il nuovo millennio si è aperto con una calamità naturale che ha evidenziato la fragilità del territorio. Proseguono gli importanti interventi in campo agricolo ( riordino della proprietà, sistemazione dei terreni, razionalizzazione e migliore distribuzione delle acque, nuove aree destinate a vigneto, aziende agricole a vocazione turistica) , così come si creano infrastrutture e servizi nuovi . Il futuro è incerto, si sa . Ma  I Verrayons vengono da molto lontano…